Adolfo, volonario storico fin dai tempi della fondazione di Casa Betania

Adolfo, lei è un volontario storico, come è cambiata la cooperativa L’accoglienza nel corso degli anni?

Nacque tutto nel 1992. La coppia di fondatori parlò di un’idea a 3-4 famiglie, compresa la mia. Si trattava di un’idea innovativa.
Volevamo un’accoglienza più ampia di quella che puoi fare in una singola casa e non avevamo neanche un appartamento. Firme, raccolte fondi, soluzioni alternative: il primo spazio ce lo siamo dovuti inventare. Tutti questi progetti come Augeo e i corsi, sono un’invenzione relativamente recente della cooperativa: i primi 15/20 anni sono stati profondamente diversi ma il lavoro costante, per decenni, partendo dal nulla, è stato fondamentale per creare 2 cose: esperienza all’interno e fiducia all’esterno.

Oggi si cerca un contatto col territorio, di portare un impatto positivo su tutta la società; è un impegno quasi politico, perché coordina aspetti molto diversi e su fronti a 360°.

Non basta dare un tetto e da mangiare ad una mamma, serve darle un futuro a lungo termine.

Fuori c’è bisogno di queste madri, ma non c’è fiducia e noi possiamo fare da tramite perché le conosciamo e ci abbiamo lavorato, allora alcuni imprenditori si fidano di questa intermediazione e danno loro una possibilità, se poi restano contenti, daranno loro un lavoro.

Com’è cambiato il volontariato?

All’inizio non c’era questo livello di competenze, era solo forza di volontà e follia. Io ero un impiegato di banca, mi chiedevo: “cosa posso fare, visto che non so fare niente?” Ma lì c’era bisogno di fare tutto, dal pulire a fare la spesa, il volontariato è nato per rispondere alle esigenze che man mano si ponevano e solo col tempo, di fronte ai bisogni espressi dalle mamme e dai bambini. Molto prima che nascesse Augeo, siccome avevano bisogno di lavoro, cominciammo a cercarlo, prima a tentoni e poi sempre con maggiore esperienza. Per esempio ci serviva un nido per poter dare la possibilità di andare a lavoro. Poi, siccome trovavano lavoro solo come colf, pensammo di aprire un laboratorio dove insegnare anche mestieri con le quali si potessero mantenere. Nel tempo abbiamo cercato sempre di più delle figure competenti e ambito a creare sempre più, fino alla nascita del progetto.
Con Augeo si mettono a frutto le competenze acquisite dagli operatori della cooperativa sociale per fare da tramite tra la realtà lavorativa e le forze che abbiamo qui dentro. Un elemento fondamentale, così come abbiamo capito che tutto ciò è inutile senza prima dare consapevolezza alle madri del proprio valore.

Che ruolo possiamo avere tutti noi che vediamo la cooperativa da fuori?

Oggi ci sono diverse iniziative che richiedono anche un’assistenza di tipo economico, è vero, però bisogna considerare che questo è soltanto il punto di arrivo di un rapporto che si deve costruire. Noi non abbiamo mai chiesto soldi a nessuno, bisogna prima entrare in questo ambiente, conoscere le persone, stabilire rapporti di fiducia e allora, soltanto allora, chi ha desiderio di mettere a disposizione oltre al proprio tempo, anche delle risorse, troverà dei canali che possono portare ad un impegno anche economico e persino costante. Abbiamo sempre rifiutato di coinvolgere giornali o inserzioni e ci hanno proposto persino televisioni, semplicemente perchè queste cose sono di breve durata e rendono un po’ tutto uguale. Ogni cosa che si fa qui, passa anzitutto per una relazione di vita fondamentalmente buona, che piace, che affascina e che ci lega tutti insieme.

Noi vogliamo prima di tutto diffondere un’idea di vita e di aiuto diversa, in questo senso i soldi aiutano, ma sono secondari. Venite a conoscerci. Venite a toccare con mano.

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