Alexandra: vincere il tempo

Alexandra attendeva giornate intere, in piedi, sola, che la figlia uscisse dal nido per tornare tra le sue braccia. Spesso all’asilo non ci andavano proprio, a volte per qualche giorno, altre per settimane.

Aveva conosciuto suo marito sul luogo di lavoro e scoperto di vivere già nello stesso palazzo. Sembrava l’inizio di una fiaba che doveva continuare nel tempo, con la nascita della figlia. Ma invece di andare avanti, il tempo si è perso così come si è perso il lavoro. Aveva smesso di truccarsi, di avere uno scopo, una passione.

Era irriconoscibile perché non era più Alexandra, era mamma e nient’altro.

Oggi conoscereste una donna con i capelli sempre in perfetto ordine e la passione per i dolci, non una madre che ha dormito per 3 anni nello stesso letto con la figlia.

Quando è arrivata ad Augeo, aveva già vissuto esperienze di lavoro e padroneggiava un ottimo italiano, eppure passava intere riunioni parlando meno di chiunque altro. Una timidezza feroce, che le impediva di esprimersi ed un solo pensiero costante che non l’abbandonava mai: quello della figlia ed il tempo trascorso nella sua assenza.

L’impegno non è stato tanto quello infuso in corsi e attestati, ma quello nei colloqui personali, con educatori professionali e terapiste occupazionali  e ancora di più e nei focus group. È lì che ha visto davanti a sé ragazze che affrontavano problemi simili o maggiori. Ha ascoltato le soluzioni che le altre proponevano e notato gli errori che avrebbe saputo evitare.

E i giorni si distinguono. Un giorno una parola. Un giorno una presa di posizione, una scelta. Il tempo stava ricominciando a ruotare con lei.

Decide che può essere una mamma amorevole anche senza essere soltanto quello. Una persona completa, con opinioni e cose da fare. Il passaggio successivo è stato capire che poteva tornare utile ad altri oltre alla figlia… e ricordarsi che le piaceva esserlo.

Ha combattuto, lavorato su sé stessa ed aiutato le altre madri a fare lo stesso.

Oggi conoscereste una donna ben truccata, ordinata e puntuale:

Ora sto bene, sto molto bene. Ho una casa, una famiglia che mi ama, un lavoro dove sono apprezzata”.

Più di tutto è cambiato il senso del tempo: le giornate non passano più tutte uguali. Ha trovato un equilibrio tra sé stessa e le ore da dedicare alla figlia: “Sto lì fino alle 6 e quando ho qualcuno che mi dà una mano con la bambina, posso restare anche lì tutto il tempo del mondo.” Più di ogni altro miglioramento, per la prima volta da tanto tempo, ha un obiettivo: è stata assunta da poco e vuole farsi riconoscere e stimare.

Alla fine, il corso di ristorazione è stato “solo” un cappello finale.

“Faccio l’addetta mensa e adesso pure la barista. Soprattutto sono contenta per come sono riuscita ad incastrare gli orari, perché da un paio di settimane mancano 2 ragazze, quindi io sto svolgendo anche lei loro mansioni. Al lavoro arrivo sempre in orario e resto fino a che mi dicono loro. Non ho mai preso giornate, non ho mai chiesto un permesso.”

Possono essere sfide quotidiane per tanti ed è esattamente così.  È proprio questo il senso di Augeo: portare queste madri ad avere una vita normale e renderle autonome.

È così significativo, questo cambiamento nel quotidiano, che chiedendole quale sia stato il più grande progresso dal periodo buio, la risposta sarà priva di qualsiasi epicità o enfasi; non gli incontri, non i corsi, né il rapporto con sé stessa e nemmeno quello con la figlia, ma il riprendere possesso del tempo:

Un anno fa non avevo la sveglia, oggi mi alzo alle 5:30.

Va tutto bene, basta che nessuno mi parli prima del mio caffè. Poi può cominciare la mia giornata”.

 

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