Crescere per far crescere: il racconto di Alessandra Tosi, educatrice professionale

Perchè la prima edizione di Augeo ha funzionato così bene?

C’è un’equipe dedicata con professionisti. Siamo 2 educatori professionali e 2 progettisti e ci avvaliamo anche di professionisti esterni. Anche i volontari hanno incontri di formazione a tema e personale che li segue.
In più, la cooperativa organizza anche degli incontri esterni, con “Famiglie in rete”, cui hanno contribuito anche personalità, come Erri De Luca, tanto per fare un nome, che offrono il loro tempo per fare sensibilizzazione sul territorio ma anche formazione su temi specifici.

Come selezionate chi entra in Augeo?

Provengono da Casa Betania e dalla Rete mamma bambino, dai servizi sociali o anche da segnalazioni di altre mamme. Vi sono dei criteri oggettivi: possono accedere solo mamme con figli minorenni a carico, sole o con situazioni familiari precarie. Altra esigenza è quella delle capacità di letto-scrittura ad un buon livello, perché all’interno del  percorso d’aula si scrive molto, con tanti strumenti di auto-riflessione sulla propria condizione. Non possono accedere persone che provengono da situazioni di ex-tossicodipendenza, né con diagnosi psichiatrica certificata. Quest’anno, su 30 candidate, ne abbiamo selezionate 11. Le altre usufruiscono dei servizi di orientamento: non sono ancora pronte per un tirocinio o un inserimento lavorativo, ma possono esserlo per corsi di base o anche solo per capire che non hanno competenze spendibili o che i vincoli familiari sono ancora troppo stringenti.

La seconda scrematura viene svolta da me e dalla mia collega. Facciamo dei colloqui individuali per conoscere la persona, le esperienze e le motivazioni reali. Infine dei focus group per vedere come queste persone si pongono all’interno del gruppo: rispettano? Ascoltano? O sono insofferenti e non vedono l’ora di andarsene?

Il primo criterio d’inclusione è senz’altro una motivazione incrollabile.

Oltre alla “carota” della stabilità lavorativa, avete un “bastone” per assicurarvi impegno e risultati?

In primis, firmano un “patto di reciprocità”, in cui si impegnano per tutta una serie di cose, dal non fare assenze e rispettare l’orario, fino all’applicarsi seriamente nel percorso. È un vero e proprio contratto che aiuta la madre a rispettare gli impegni che prende. Se poi non hai un ruolo attivo in più di un’attività, se ti comporti in modo scorretto sul posto di lavoro, se crei problemi o altro, il percorso si può anche sospendere del tutto.

È capitato?

Sì. L’anno scorso abbiamo sospeso una donna che non era pronta. Adesso continua un percorso differente, altrove.

Che cambiamenti hai notato, nel quotidiano, tra il prima ed il dopo Augeo?

All’inizio gli do un appuntamento alle 9:30 e sento spesso: “Non riesco… non passa l’autobus… porto tardi il bambino all’asilo…” Non hanno la capacità di progettare ed organizzarsi. All’inizio è tutto una difficoltà.

Il valore della puntualità, il non avanzare scuse, sono elementi fondamentali nella vita familiare e assolutamente indispensabili per un luogo di lavoro. Pian piano ne realizzano l’importanza.

Capiscono come gestire un imprevisto, organizzarsi in tempo. Entro i primi 3 mesi questi problemi sono risolti. Il gruppo svolge un ruolo fondamentale in questo, perché hai una responsabilità collettiva. Impari che se ti prendi un impegno, poi organizzi il resto della vita di conseguenza. Le difficoltà sono simili e puoi vedere come le altre riescono a superarle.

 

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