Una nuova idea di cooperativa: l’autore del progetto Antonio Finazzi Agrò

Antonio Finazzi Agrò è socio e membro del CDA de L’Accoglienza Onlus, nonché presidente di APIS, Associazione Italiana Progettisti Sociali. La sua idea di Onlus è una sintesi tra azione sociale e mentalità imprenditoriale.

Perché aggiungere questo impegno a quanto già fate per le madri in difficoltà?

Far nascere Augeo non era solo eticamente necessario ma, proprio professionalmente, il nostro lavoro sarebbe, altrimenti, diventato incompleto.

Una cooperativa che si occupa di accogliere mamme con bambini, non ottiene che risultati parziali senza meccanismi inclusivi sul piano del lavoro.

L’inserimento nel mondo del lavoro, ed ancora prima, l’apprendimento di capacità utili a tal fine, non è scisso dal processo di soccorso e “stabilizzazione”, ma ne è parte integrante ed un felice compimento.

L’obiettivo complessivo non è solo il classico motto “non dare un pesce ma una canna da pesca”, ma insegnarti a pescare significa anche risolvere tutti quei problemi che non ti hanno permesso di farlo fino ad ora.

Qual è il nuovo rapporto tra lavoro e cooperative?

Lavorare o non lavorare non è solo una questione di reddito, ma di senso e significato dell’esistenza. E’ parte della risposta alla questione della vita umana con altri su questa terra: in che modo posso essere utile ad altri? Il mio valore può essere riconosciuto e messo a disposizione della comunità? Sono anche io in grado di generare qualcosa attraverso il mio sforzo? Sono queste le domande che accompagnano l’autentica ricerca di lavoro, e che è necessario saper cogliere. “Io sono perché tu sei” diceva Desmond Tutu, cioè siamo interdipendenti, nel lavoro mediante la nostra cooperazione ci autorizziamo reciprocamente. Ecco, le madri grazie ad Augeo vengono anzitutto di nuovo “autorizzate” a creare valore attraverso il lavoro, sono lasciate libere di emanciparsi dalle loro storie di fatica. Meritevoli di stima non per pietismo ma perché in grado di guadagnarsela col sudore della fronte, partendo dai loro doni e talenti.

Non mera assistenza, le cooperative devono diventare degli attivatori?

Gli ultimi 20 anni sono stati caratterizzati da quella che definiremmo una stagione di “esternalizzazione del welfare”, dove non è più lo Stato ad occuparsi di tutto a 360° ma delega alcune funzioni a delle organizzazioni di professionisti ed esperti. Queste organizzazioni sono così diventate “provider” che confezionano servizi. Certo, anche con eroismo, perché quelle del volontariato e del sociale erano e sono strade in salita, però quel che oggi mi sembra emergere è che sta finalmente venendo meno tutta quella (il)logica della singola cooperativa che cerca di occuparsi da sola dei problemi delle persone.

Oggi stiamo entrando in una nuova stagione, nella quale siamo più consapevoli che per risolvere i problemi delle persone non bastano i servizi, e che il cambiamento sociale che tutti desideriamo non è il frutto dell’azione individuale di una singola organizzazione; occorre costruire “comunità” e relazioni intorno e insieme alle persone che serviamo. Perciò il futuro non è legato solo all’erogazione dei servizi: le imprese diventano sempre di più veri e propri attori sociali, che portano a termine le ultime fasi del processo avviato dalle cooperative. Sta a noi accompagnarle. Il presente e il futuro del lavoro sociale è perciò soprattutto riscrivere le nostre agende in termini di “agende comunitarie”: operiamo per includere nella missione del cambiamento sociale più attori possibili, comprese le aziende e le imprese.

Questo è esattamente quel che fa Augeo: noi prepariamo le ragazze al mondo delle imprese, dove la priorità è sicuramente il business, ma la ricaduta finale, in cui una madre che fa il suo ingresso nel mondo del lavoro e fa vivere i suoi figli in autonomia e serenità, è assolutamente sociale.

 

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